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Certi pezzi sono più importanti di altri. E non perché siano più belli, non perché fatti meglio. Non soltanto, almeno. Certi pezzi diventano importanti perchè dipinti in un dato periodo, in un posto particolare, rappresentano qualcosa di speciale, qualcosa di diverso. Siamo a Palermo, anno 1995. I muri dei parcheggi di Mondello, storico hall of fame locale, hanno già qualche strato di vernice, in città alcune crew si fanno notare per le loro tag e l’anno precedente Neon e Xenil hanno dipinto il primo vagone.

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Roma – Palermo, Artwork calligrafico di Lino Ganci

Ma fermiamoci in hall of fame. C’erano due pezzi di China nel ‘95 a Mondello: il primo aveva l’interno avorio, grigio e verde, gli outline neri e uno sfondo celeste. Il punto sulla i era uno smile di un bel giallo/verde rancido.

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Cina, ETC – ADM – TRV – GRA – 21Power 1995.

Alessandro, un amico, mi raccontò che Cina aveva dipinto questo pezzo seguendo il classico schema traccia-riempimento-sfondo-outline-overline. Per il secondo, invece, aveva imbiancato il muro e tracciato l’outline in freestyle, aggiungendo soltanto un po’ di celeste e ripassando le tag attorno al pezzo con l’azzurro baia.Roma – Palermo, Lino Ganci

I contorni dello sfondo stavolta erano stati definiti col nero, così che anche i tratti bianchi del rullo erano diventati uno dei motivi del background. C’era qualcosa in quest’ultimo pezzo che mi affascinava più del primo e si trattava dell’aver creato qualcosa di potente con mezzi limitati.

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Cina, ETC – ADM – TRV – GRA – 21Power 1995.

Un po’ di bianco, uno spray nero, un fondino di celeste e di blu. Il messaggio suonava ai miei occhi più o meno così: basta poco per creare qualcosa di forte. Non servono tanti colori, non servono effetti speciali. Basta una semplice idea e basta realizzarla bene. Non so se Cina volesse dire esattamente questo dipingendo in quel modo, ma ciò è quanto quel pezzo ha rappresentato per me e insieme ad altri ha contribuito al formarsi dei miei gusti e del mio approccio.

A proposito di approccio… che ci faceva Cina a Palermo? Non poteva essere un caso, non si passava di qui per sbaglio. Non nel ‘95, almeno. Ci volevano 12 ore di treno per arrivare da Roma a Palermo e l’aereo era roba da ricchi.

Per quanto ne so Cina era venuto giù insieme a Clev, che era di casa, nel vero senso della parola, e aveva già dipinto più volte in città negli anni precedenti: pezzi in giro, lungolinea, firme e, quando venne fuori col tag Tuff, anche qui giù di brutto col marker. Amici che avevano chiacchierato con lui riguardo all’approccio al bombing riportavano frasi divenute in seguito dei tormentoni:

“Perché per me ‘a gente ce deve ave’ l’incubo”.

Alcune di queste frasi vennero mitizzate nelle nostre discussioni a tal punto che non ricordo più se fossero vere.

Poco importa, rendevano bene lo spirito della faccenda. “…Prendi la metro e ci sta Tuff, prendi il bus e ci sta Tuff. Vai al bar, alzi la tavoloccia del cesso… e ci sta Tuff”.

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Forse anche qui il messaggio era semplice: bisognava essere presenti nel proprio tempo e nel proprio spazio e, nel caso di Tuff, l’onnipresenza era un obiettivo che raggiungeva sino a farne il suo carattere distintivo. Un incubo per alcuni, un esempio di attitudine per altri. Crescevamo così a metà degli anni novanta, grazie (anche) a tutto questo.

Lino Ganci (Palermo, 1979) inizia a esplorare l’Italia nella seconda metà degli anni 90, fino a stabilirsi a Perugia dove studia Pubblicità e Comunicazione. Il forte legame con il mondo del Writing lo porta a pubblicare tra il 1999 e il 2005 una rivista dedicata insieme al socio Francesco Romito. Insieme alla rivista i due sono tra i fondatori di Gotaste, collettivo di artisti hip hop dei quali Lino cura la produzione esecutiva dei primi progetti. Nel 2008 approfondisce le proprie competenze nel settore audio, foto e video presso la Scuola di Alto Perfezionamento Musicale di Saluzzo. Nel 2015 inizia a studiare calligrafia con Monica Dengo: durante i suoi corsi impara le basi delle scritture formali e prende ispirazione per lavori più espressivi nei quali utilizza codici e tecniche acquisiti nel corso degli anni. Vive e lavora a Palermo.

Roma – Palermo – by Lino Ganci (English version)

Some burners are more important than others. They don’t have to be clearly better, more wellcrafted or so. It’s not that, not just that, at least. Some burners are more important ‘cause they come from a time and a place: they embody something special, something different.
Palermo, 1995. Some paint already lays on the parking walls in Mondello, the local hall of fame. Some crews are getting noticed for their tags and Neon and Xenil drawed on their first wagon just an year before.

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Roma – Palermo, Calligraphy by Lino Ganci

Let’s stay on the hall of fame, though. There were two burners from China in 1995 in Mondello: the first one was grey, green and ivory on the inside, had black outlines and a blue background. The dot on the “I” was a cool rancid yellow/green smile.

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Cina, ETC – ADM – TRV – GRA – 21Power 1995.

Alessandro, a friend of mine, told me once that China painted this sketch by the classic model of trace-filling-background-outline-overline. As for the other piece, China had primed the wall and freestyled the outline, then added a little blue and contoured the tags with azzurro baia.Roma – Palermo, Lino Ganci

He painted background’s outlines in black this time, so that the white roller strokes became one of the backgroun’s patterns. Something about this second artwork fascinated me more: China did something powerful with poor means.

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Cina, ETC – ADM – TRV – GRA – 21Power 1995.

A little white, black spray, blue background. You don’t need many colors, nor special effects. To me it felt like: you don’t need much stuff to do something big. I don’t know whether China meant this, but this is what the piece meant to me and, together with others, that’s how I ended up with my inclinations and approach.

But what was China doing in Palermo at that time? It could be no chance, there was no casual passing by in Palermo in 1995. You had to travel 12 hours by train coming from Rome and flying was a luxury.

That’s how I know China came together with Clev, who was a regular, and had already left his mark around: burners, tags, and his marker sign, Tuff.
Some of his friends cited him about bombing:

“People will have nightmares about me”.

His sentences became mottos, so that I can’t tell now whether he ever said them. It doesn’t really matter, they were true to the spirit of what was happening “…You take the tube and there’s Tuff, take the bus and there’s Tuff. Go to the bar, open the toilet… Tuff”.

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Maybe the message was that simple: you needed to be there, in your time and space and, as for Tuff, being everywhere was an aim that came to be his identity. A nightmare for some, an attitude for others. That’s how we grew up in the nineties, raised by – among everything else- all of this.

Lino Ganci (Palermo, 1979) began exploring Italy in the second half of the 1990s, settling in Perugia where he studied Advertising and Communication. The strong bond with the world of Writing led him to publish a dedicated magazine between 1999 and 2005 with his partner Francesco Romito. Together with the magazine the two are among the founders of Gotaste, a collective of hip hop artists of which Lino oversees the executive production of the first projects. In 2008 he deepened his skills in the audio, photo and video sector at the School of High Musical Specialization of Saluzzo. In 2015 he began studying calligraphy with Monica Dengo: during his courses he learned the basics of formal writing and took inspiration for more expressive works in which he used codes and techniques acquired over the years. Lives and works in Palermo.